2 Aprile 1985 - La strage di Pizzolungo

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Dopo l’omicidio del sostituto procuratore di Trapani, Giangiacomo Ciaccio Montalto, in città non si respira di certo l’apparente serenità dei nostri giorni. È il 1983 ma quell’atmosfera terribile non accenna a scomparire neanche dopo diversi mesi perché la mafia trapanese dopo aver ucciso un uomo di stato si crede invincibile. Forse lo è veramente. Alcune delle indagini di Montalto passano presto nelle mani di un collega. Si chiama Carlo Palermo.

 Questo magistrato era arrivato in Sicilia da poco. Prima si era occupato a Trento di un’indagine molto interessante dopo aver sequestrato tantissima morfina base che sarebbe dovuta arrivare a Cosa Nostra siciliana. La mafia l’avrebbe successivamente lavorata nelle raffinerie di Trabia, Carini e Alcamo, dove vi era la più grossa raffineria d’Europa, per spedirla poi in tutto il mondo. Al traffico degli stupefacenti però si aggiunge presto anche il traffico d’armi ed entrano in scena numerose figure legate ai servizi segreti e al PSI.

Come accade ancora oggi in Italia per molti giudici, Palermo viene messo sotto inchiesta dal CSM per aver indagato senza autorizzazione su alcuni parlamentari. Anche Craxi in una lettera del tempo scrisse che si augurava che il giudice venisse condannato. In questo clima infuocato, Palermo chiude in fretta l’inchiesta e si fa trasferire a Trapani. Come mai proprio questa città? Perché nelle sue inchieste aveva spesso incontrato lo zampino di Cosa Nostra trapanese. Sapeva dove indagare e cosa cercare e lo stesso boss Vincenzo Virga aveva capito la pericolosità del magistrato.

Sono da poco passate le 8:30 del 2 aprile 1985. Il giudice aspetta gli uomini della scorta nella sua casa di Bonagia per andare in Tribunale. Davanti il cancelletto della villetta vi sono ora due auto. Un argenta blindata e una ritmo con la scorta. Il giudice sale sulla prima auto e per una fatalità non si siede dietro a destra (come di consueto) ma dietro il sedile del guidatore.

Le due auto ora vanno veloci verso Trapani. Bonagia e Trapani sono collegate soltanto da una litoranea che passa per Pizzolungo. C’è tensione tra gli uomini della scorta. Il magistrato si trova a Trapani solo da 40 giorni ma già è stato minacciato più volte. Sono le 8.50 e l’argenta del giudice ha imboccato il rettilineo di Pizzolungo.

Ora le due auto si dirigono verso una curva. Davanti c’è un’altra auto sulla carreggiata che va veloce verso Trapani e una Golf posteggiata invece vicino un muretto. L’autista del giudice accelera, sorpassa l’auto che prima li precedeva e all’improvviso esplode tutto. Per qualche istante solo silenzio domina Pizzolungo.

Il giudice Palermo è illeso. Sedeva, per sua fortuna, dalla parte opposta all’esplosione e lo spostamento d’aria lo ha scaraventato fuori dalla macchina. L’autista e gli altri agenti di scorta sono tutti feriti, ma tra loro nessun morto. Presto ci si accorge però che vi sono frammenti metallici che non appartengono alle due auto.

Dove era finita l’automobile che prima del sorpasso precedeva quella del giudice? Su quella macchina c’erano 3 persone. Una donna al volante, Barbara Asta, stava accompagnando a scuola i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni.

Pochi secondi prima dell’esplosione, Barbara aveva superato l’auto posteggiata imbottita con 20 kg di tritolo, mentre l’auto di Palermo stava superando entrambe. L’auto di Barbara così fa da scudo e viene disintegrata. Barbara, Salvatore e Giuseppe vengono fatti a pezzi dall’esplosione. Il corpo della donna è a 100 metri da quella maledetta curva. E’ sventrato e senza un braccio. Il piede di un bambino nel cortile di una casa, il lobo di un orecchio sul comodino di una signora che aveva la finestra aperta. Ha fatto questo e tanto altro la mafia.

Trapani era, e ancora oggi purtroppo è, prigioniera della mafia, come ha scritto recentemente Attilio Bolzoni su Repubblica. Il sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, annuncia però querele contro tutti quelli che infamano la sua città o la descrivono come prigioniera della mafia. Il sindaco di vent’anni fa, Erasmo Garuccio, il giorno dopo la strage, affermò invece che la mafia non l’aveva mai vista. Certo, lo sanno tutti che la mafia non esiste!

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Oggi quando guardi la stele in memoria delle vittime, ovviamente non pagata dallo Stato ma voluta dal marito e dalla figlia, la rabbia ancora non va via. Si legge: “Rassegnati alla morte non all’ingiustizia, le vittime attendono il riscatto dei siciliani dal servaggio della mafia“.

Nel 2004, in primo grado sono stati condannati Balduccio Di Maggio, Vincenzo Virga e Riina quali mandanti della strage. Per quanto riguarda gli esecutori, in primo e secondo grado sono stati condannati Gioacchino Calabrò, Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia. Ma la sentenza è stata cassata nel ‘91 perché gli imputati non avrebbero commesso il fatto.

8 Risposte a “2 Aprile 1985 - La strage di Pizzolungo”

  1. Marco G. Dice:

    Preferisco lasciarti un commento qui. Alcamo.it a volte aasume le sembianze di Buona Domenica. Ci manca solo qualche ochetta ignuda.

    Ottima idea quella di ricordare e dedicare post alla mafia. Ho apprezzato molto il desiderio di riscrivere parti della storia e attualizzarli per noi ragazzi. A breve ti manderò una mail che spero mi pubblicherai.

    ciao

  2. robertoscurto Dice:

    Con molto piacere.

  3. Jessica Moh Dice:

    La mafia è invincibile fino a quando chi può combatterla non lo fa!
    La mafia è una guerra e le guerre si combattono con gli eserciti…..basterebbe usare l’esercito con il fine preciso di combattere quello che è il vero nemico….BASTA VOLERLO!
    by

  4. girolamo mistretta Dice:

    Una cosa orribile. Avevo 16 anni quando è successo. Era una Sicilia martoriata e lasciata a se stessa solo terra di conquista di voti democristiani e socialisti etc.
    Molta gente era costretta a votarli per avere un posto di lavoro, altri votavano questi partiti per non votare il partito comunista.

    Eravamo tra l’incudine e il martello da un lato lo spauracchio comunista la paura che l’Italia diventasse comunista, che diventasse uno stato satellite dell’Unione Sovietica. Dall’altra la mafia cancro che impediva qualsiasi sviluppo.

    Povera SICILIA degli anni 80 e 70.

  5. Zagor Dice:

    Amara è la constatazione che il tempo scorre invano e che questi tragici fatti ci passano sopra come l’acqua sulle pietre. Cambiano i nomi dei personaggi ma le parti della commedia restano immutabili a mò di sceneggiata napoletana: isso, issa, e o’ malamente! Politica, finanza, mafia e massoneria, intreccio indissolubile in questa nostra provincia, con buona pace del sindaco fazio, continuano ancora a tessere le fila e prosperano più di prima. Magari non si rendono più autori di fatti così eclatanti come la strage di Pizzolungo, o non si fanno le guerre tra loro, tuttavia la loro presenza si avverte come un tanfo nauseante.

  6. caterina Dice:

    Davanti all’immaggine di questi massacri,non possiamo fare altro che inginocchiarci e restare in silenzio,come in precedenza per gli ebrei.
    Perchè credo,che in nessun vocabolario si possa trovare una parola per definire,quello che realmente sono,chi permette queste stragi.

    E non possiamo fare altro,che pregare per le vittime,per i famigliari e per tutti noi italiani,affinche la forza del bene,superi l’odio e il disprezzo per ogni singolo uomo.

    Ma considerare fratelli,anche chi ha permesso questi azioni, e pregare affinchè si convertano all’amore misericordioso di Dio per un futuro più a misura d’uomo.

  7. giampiero montanti Dice:

    il tempo passa ma i ricordi restano. Avevo diciottanni.
    25 anni fa facevo parte della redazione di un giornale studentesco che pubblicavamo a Trapani. Avevamo un progetto ambizioso, quello diffondere tra i giovaniu una cultura antimafia. Il nome della tesata era “Il Pungolo”.
    La mattina della strage eravamo impeganti nella diffusione del periodico nelle scuole.
    L’eco della deflagrazione della bomba arrivò a diversi chilometri di distanza.
    Ci rendemmo conto dell’accaduto quasi subito. Il giudice Carlo Palermo, da tempo isolato da tutti, interveniva spesso alle manifestazioni che organizzavamo.
    Dopo pochi giorni ho composto una cantata in siciliano sulla strage. Non avevo mai scritto nulla prima. I miei “colleghi” hanno deciso di farla “musicare” da un professore di chitarra (maestro Lombardo), ed è diventata una ballata triste e rabbiosa nei confronti della mafia che è stata portata in scena in molte manifestazioni pubbliche. Ha trovato spazio dopo poco tempo anche su un libro dedicato al giudice Carlo Palermo. A distanza di tanti anni provo tenerezza per quei momenti di grande emozione che abbiamo vissuto, che ci hanno colpito in maniera indelebile. La rabbia che mi prende ogni volta che passo da Pizzolungo è tantissima, vedere quella stele posta dai familiari e quel prato e quella casa che hanno ricevuto pezzi di vita in frantumi è tornare indietro al passato.

  8. Zagor Dice:

    Certo che sei strana caterina, consideri fratelli gli autori di questo massacro e preghi per loro. Invece per altre categorie di uomini, che non hanno nessuna colpa se non quella di non pensarla come te, esprimi soltanto disgusto, neanche un preghierina per redimerli? Chi era il tuo catechista, Rasputin?

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