Mario Francese
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Mario Francese era il cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia negli anni settanta. Fu ucciso dalla mafia il 26 gennaio del 1979 da un killer in viale Campania, a Palermo. Per il Giornale di Sicilia seguiva la cronaca giudiziaria. L’agguato scattò non appena il giornalista, posteggiata l’auto sotto casa, stava per raggiungere il portone dello stabile in cui abitava. Se si leggono gli atti del processo appare da subito chiaro il movente dell’omicidio che va ricercato nella sua attività professionale, nello straordinario impegno civile con cui egli ha compiuto una approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia verificatesi negli anni ‘70″. Negli anni settanta non era ancora diffusa la figura del collaboratore di giustizia e quindi erano poche le conoscenze e le informazioni sulla struttura e sulle attività di Cosa Nostra.
Mario Francese fu uno dei primissimi giornalisti a narrare dell’ascesa dei corleonesi. A Totò Riina non piaceva proprio che un giornalista parlasse e scrivesse di quello che stava accedendo. Per questo - hanno raccontato i collaboratori di giustizia - i boss lo fecero uccidere. Francese denunciò nei suoi articoli inoltre ”le fitte relazioni tra gli ambienti mafiosi e il mondo dell’economia e degli appalti pubblici nella Sicilia Occidentale”, facendo nomi e cognomi di personaggi che sarebbero finiti negli atti giudiziari solo venti anni dopo e non mancavo neanche le sottolineature sul connubio tra mafia e politica.
Poco prima di morire, pubblica nel 1979 sul “Giornale di Sicilia” un articolo dal titolo “La repubblica dei mafiosi“. In esso l’analisi sulla mafia è precisa ed esaustiva in tutti i suoi aspetti e ovviamente questo articolo non fu mai perdonato dai vertici di Cosa Nostra.
Il suo stile era semplice e diretto: raccontava ciò che vedeva e scopriva, come ogni giornalista dovrebbe fare. Pigiava i tasti della sua macchina da scrivere e riusciva a dare la sensazione di avere vissuto i fatti insieme a lui: dal massacro in pieno giorno alla Vucciria alla speculazione edilizia nella ricostruzione nella Valle del Belice, passando per una storica intervista a Ninetta Bagarella, moglie di un certo Totò Riina che in quegli anni era una sorta di male invisibile.
fonti: http://www.fondazionefrancese.org/




Gennaio 30, 2008 alle 11:01 pm
L’eterno riposo dona a lui Signore,e fai che l’assassino si converta.