Alcamo, Caterina Vitello arrestata
Alcamo. Duemila euro, soldo più soldo meno, in cambio della garanzia di non vedere alcun rilancio di offerta ad una vendita fallimentare bandita dalla sezione civile del Tribunale. È questo il contenuto di una rapida indagine del commissariato – denominata «aste facili» – e che ha visto finire in manette nel tardo pomeriggio di mercoledì, in flagranza di reato, i protagonisti di questa trattativa, l’avvocato Caterina Vitello, 33 anni, che è anche consigliere comunale Udc, e un ex carabiniere, oggi fornaio, Giuseppe Lombardo di 60 anni.
Il blitz è stato
coordinato dal sostituto procuratore Delia Boschetto ed è stato condotto dagli investigatori diretti dal commissario Valerio Aquila. Vitello e Lombardo dalla sera di mercoledì si trovano in carcere, a San Giuliano, con l’accusa di estorsione, ai danni di un piccolo imprenditore, e turbata libertà degli incanti. I due avrebbero mostrato interesse ad un’asta per la vendita di 2 terreni ed altrettante abitazioni, la cui aggiudicazione provvisoria era stata pronunciata in favore di un piccolo imprenditore, che, al di là del possibile «affare», era intenzionato all’acquisto perchè si trattava di proprietà appartenute ad un suo zio, per cui voleva rientrare in possesso di beni appartenuti alla sua famiglia. Solo che sulla sua strada ha incontrato Lombardo e l’avv. Vitello che lo avrebbero minacciato di essere pronti a fare un’offerta migliore, sfruttando la circostanza che lui, per le sue condizioni economiche, non era in condizione di alzare il prezzo. I due, pronti, gli avrebbero suggerito la soluzione per essere tacitati: pagare 2 mila euro per essere sicuro che non ci sarebbero state altre offerte.
L’intero sviluppo di questa trattativa è finito però monitorato (grazie a intercettazioni e pedinamenti) dallo speciale gruppo investigativo che ad Alcamo da qualche tempo opera in commissariato occupandosi di reati contro la pubblica amministrazione o commessi da pubblici amministratori. E così non appena c’è stato il concordato passaggio di denaro, dall’imprenditore nelle mani dell’avvocato sono comparsi i poliziotti. Il legale ha cercato di giustificarsi dicendo che quel denaro era il saldo di un debito. Nello stesso momento in casa veniva arrestato Lombardo, con il quale prima della consegna del denaro la Vitello si era sentita telefonicamente per rassicurarlo dell’oramai prossimo appuntamento con quell’imprenditore.
Il pm ha chiesto al gip convalida del fermo e la misura cautelare in carcere. La Polizia ha sequestrato documentazione, ed il sospetto è quello che non è la prima volta che i due arrestati agiscano in questa maniera.
(fonte: la sicilia)
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Caterina Vitello respinge le accuse. Il consigliere comunale alcamese, arrestato due giorni fa dalla polizia, ha risposto ieri per circa un’ora alle domande del giudice per le indagini preliminari Piero Grillo. L’interrogatorio si è svolto all’interno del carcere di San Giuliano. Caterina Vitello, assistita dal suo difensore, l’avvocato Massimo Motisi, avrebbe fornito ampi chiarimenti. Ed anche Giuseppe Lombardo, il panettiere di cinquantanove anni finito in manette insieme con il consigliere comunale nel corso della stessa operazione, avrebbe respinto le accuse. Gli inquirenti contestano ai due indagati di avere estorto ad un piccolo imprenditore mille e settecento euro. Gli inquirenti ritengono di essere in possesso di prove schiacciati. Caterina Vitello e Giuseppe Lombardo sarebbero stati fermati dalla polizia alcuni minuti dopo avere intascato mille e settecento euro pagati dall’imprenditore. L’uomo ha raccontato agli inquirenti che la coppia lo aveva minacciato di presentare un’offerta nell’ambito di un’asta giudiziaria impedendogli di entrare in possesso di un bene di cui aveva ottenuto l’aggiudicazione provvisoria. I difensori dei due indagati annunciano però battaglia.
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Gennaio 20, 2008 alle 1:20 pm
Ciao Roberto sono Nicola di Pensierarte, prima di tutto volevo farti i complimenti per l’impostazione del blog e ti volevo chiedere:
Come posso inserire i bottoni in alto (es. home , autore, eroi ecc.)
Ciao e continua così…
Gennaio 20, 2008 alle 7:58 pm
TANTO VA LA GATTA AL LARDO ….FINCHE’ CI LASCIA LO ZAMPINO…..!
Gennaio 21, 2008 alle 8:33 am
Aspettiamo,per vedere come andranno le cose.
Anche se,secondo il mio modesto parere gli accordi i due aquirenti li avevano fatti prima dell’asta publica,e siccome dopo le dava fastidio uscire i soldi,denuncio l’avvocato e Lombardo.
Gennaio 21, 2008 alle 1:26 pm
Ogni mattina mi alzo per andare a lavorare e mantenere due creature, con lo stipendio non ci si arricchisce e non navigo nell’oro, i sacrifici sono tanti ma la sera dormo tranquilla!!! VERGOGNA.
Gennaio 21, 2008 alle 5:45 pm
in ogni caso è turbativa d’asta ed è GRAVE
Gennaio 21, 2008 alle 10:32 pm
L’estorsione non c’è, mancando la minaccia di un danno ingiusto. Infatti è giusto e non costituisce un danno se un partecipante ad un’asta pubblica “minaccia” di esercitare il proprio diritto al rialzo dell’offerta di acquisto. E’ aberrante invece e di una gravità estrema che la turbativa d’asta si sia realizzata grazie all’intervento decisivo della polizia che, bloccando l’altro partecipante all’asta, non gli ha consentito di rilanciare sul prezzo , con ciò facendo l’interesse dei creditori e della giustizia. E’ verosimile che i beni all’asta se li sia aggiudicati definitivamente il piccolo imprenditore, tale Cutino, che molto furbescamente è riuscito a trarre vantaggio dalla turbativa d’asta. C’è da dire che se la polizia non fosse intervenuta, richiesta da lui, non vi sarebbe stata alcuna turbativa d’asta perchè il Cutino non avrebbe sborsato alcun prezzo (essendosi dichiarato indigente e impossibilitato a poter fare un’altra offerta al rialzo ) e i beni sarebbero stati aggiudicati al Lombardo.
Gennaio 22, 2008 alle 5:25 pm
Brava … anche lei farà carriera nell’UDC (Unione Dei Condannati)