Alcamo, 10 febbraio 1976
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Dopo il mistero dell’eccidio della Casermetta di Alcamo Marina del 27 gennaio 1976, un altro mistero torna a galla e chiede giustizia. Ci troviamo nella periferia di Alcamo (Trapani) nella notte tra il 10 e l’11 febbraio del 1976 a pochi giorni dunque dalla strage più tristemente famosa. Quando le tenebre sono ormai scese i carabinieri intercettano un’auto su cui viaggiano 4 ragazzi. All’alt dei militari il conducente però prosegue la corsa e non si ferma. Dopo un lungo inseguimento finalmente l’auto termina la sua corsa contro un muro.
I militari dell’arma raccontarono allora che un giovane alcamese di 25 anni, Giuseppe Tarantola, era sceso di fretta dalla macchina e si era lanciato contro i carabinieri con una pistola in pugno pronto a far fuoco. I militari a quel punto furono costretti a sparare e il giovane morì, ucciso da dei colpi di mitra. L’arma del giovane, una pistola calibro trentotto, fu effettivamente rinvenuta dopo la sparatoria sull’asfalto. Dopo qualche accertamento l’auto su cui viaggiavano i ragazzi risultò rubata e i 3 complici furono subito arrestati. Ma questa vicenda era veramente andata così?
Questa tragica morte, come molte ad Alcamo, ben presto venne dimenticata perché l’attenzione dei nostri concittadini di allora si spostò subito su Giuseppe Vesco, arrestato qualche giorno dopo, principale protagonista dell’eccidio di Alcamo marina.
Oggi sono passati 31 anni e un ex brigadiere dell’Arma, lo stesso che ha fornito particolari agghiaccianti sulla tragica fine dei 2 carabinieri ad Alcamo Marina, ha fatto delle rivelazioni che probabilmente riapriranno le indagini.
Recentemente su un giornale locale di Trapani, Quarto Potere , l’ex carabiniere ha ammesso che in realtà quel giovane non era armato ma che fu lui stesso a collocare la pistola sull’asfalto. L’ordine era arrivato da un ufficiale prima dell’arrivo del magistrato. La ricostruzione dei fatti sembrerebbe dunque che fu costruita ad hoc dai militari e la magistratura in buona fede archiviò il caso ritenendo che l’operato dei carabinieri era stato legittimo. Il giovane ladro alcamese morì quindi per un errore del carabiniere, fu vittima del periodo del terrore o la causa della sua morte la si deve solo ai nervi tesi dei carabinieri che volevano vendicare i 2 colleghi uccisi giorni prima? Questo ancora oggi non lo sappiamo ma si prevedono importanti rivelazioni. L’altro quesito è il seguente: “Perchè l’ex brigadiere non ha parlato in tutti questi anni?”. Aspettiamo tutti la verità.



