Alcamo, 27 gennaio 1976
Era il 1976, nella notte del 27 gennaio un piccolo commando fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina. Due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, furono uccisi nelle loro stanze dove dormivano. Chi indagava allora si trovava in un’Alcamo e in un’Italia diversa dall’attuale perché il pericolo terrorismo, le brigate rosse e tantissimi omicidi di mafia erano la triste attualità.
Dopo i primi sospetti su un possibile legame con gli attentati brigatisti, il gruppo terroristico si dichiarò estraneo all’accaduto. Chi era stato dunque ad uccidere i due carabinieri? La svolta avvenne il 13 febbraio. A un posto di blocco fu fermato un giovane alcamese, Giuseppe Vesco, su un’auto rubata senza targa. Questi aveva in mano una pistola (si pensa che fosse scarica dato che il giovane aveva un arto amputato) e dopo una perquisizione ne venne trovata una seconda. Era una Beretta in dotazione ai carabinieri, probabilmente rubata durante l’omicidio della casermetta. Dopo una perquisizione a casa del ragazzo e attente analisi si dimostrò che Vesco era in possesso dell’arma del delitto. Troppo poco però per condannarlo per omicidio volontario. Fu dunque interrogato dai carabinieri ma negò in modo deciso la sua partecipazione all’agguato dicendo che doveva solo consegnare le armi a qualcuno.
La situazione stava diventando molto critica. Arrivarono ad Alcamo tantissimi investigatori per partecipare alle indagini. Giuseppe Vesco fu bendato e legato. L’obiettivo era conoscere a tutti i costi il luogo dove erano tenute le armi e le divise trafugate dalla casermetta. Non fu però un normale interrogatorio. Un ex brigadiere ha confessato pochissimo tempo fa al giornale Quarto Potere che furono usati dei mezzi poco leciti per far parlare il sospettato e costringerlo ad ammettere le sue colpe. In quei famosi 30 minuti venne posto un imbuto in bocca all’alcamese e versata acqua e sale diverse volte. Nonostante ciò Vesco non cambiò versione. Si proclamava innocente. Solo dopo ulteriori torture si dichiarò infine disponibile a far ritrovare armi e divise. Così in una stalla di proprietà di un partenicese, Giovanni Mandalà, furono finalmente trovate.
GIOVANNI MANDALA’
I carabinieri però erano sempre più intenzionati a trovare i nomi dei complici. Chi voleva coprire il giovane alcamese? L’ex brigadiere racconta che dopo ulteriori torture Giuseppe Vesco cambiò strategia. Firmò infatti una dichiarazione in cui confessava di aver partecipato all’uccisione dei carabinieri insieme ad altri tre ragazzi: Giuseppe Gulotta, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli. I tre furono poi tratti in arresto per omicidio e costretti a confessare con le solite modalità, secondo la ricostruzione dell’ex brigadiere. Infine tutti e tre firmarono un verbale di riconoscimento di colpevolezza.

La versione accertata dei fatti fu la seguente: Giovanni Mandalà, il bottaio di trentotto anni di Partinico, avrebbe forzato la porta della caserma con la fiamma ossidrica invece a sparare sarebbero stati Giuseppe Gulotta e Gaetano Santangelo, due giovani alcamesi di diciannove e diciassette anni, mentre Vincenzo Ferrantelli, uno studente di sedici anni di Alcamo, avrebbe solo messo a soqquadro le stanze.
Dopo qualche mese, un altro colpo di scena. Giuseppe Vesco ritrattò tutto e scagionò i presunti complici. Purtroppo fu ritrovato morto pochi giorni prima di essere ascoltato dagli inquirenti e nel suo diario rinvenuto nella sua cella affermava di aver accusato persone innocenti per consentire ai veri complici di fuggire. Risulta incredibile come un uomo privo di una mano possa impiccarsi legandosi alle barre di una finestra alta più di 2 metri. Questo particolare ovviamente non fu mai chiarito. L’ex brigadiere allora in servizio tentò di denunciare i fatti diverse volte ma non venne mai preso in considerazione. Solo Giuseppe Gulotta e Giovanni Mandalà hanno conosciuto il carcere pur dichiarandosi sempre innocenti. Gli altri due ragazzi (Santangelo e Ferrantelli) invece riuscirono a scappare all’estero e, una volta al sicuro, anche loro hanno negato di essere coinvolti nella strage. Mandalà ha fatto 21 anni di carcere e una volta uscito è morto appena dopo 3 mesi, invece Gulotta dopo 17 anni di carcere ora da 2 anni è in semilibertà.
Dopo 31 anni il caso deve essere riaperto date le dichiarazioni di questo ex brigadiere. Questi dichiara di avere con se un nastro con la voce di chi allora interrogò Vesco. Giuseppe Gulotta, invece, poche settimane fa ha chiesto la revisione del processo confermando le torture durante gli interrogatori. Sono passati tantissimi anni, è ora che finalmente si faccia giustizia. Chi sa qualcosa parli! È incredibile come questa storia possa ancora dare fastidio a qualcuno dopo tutto questo tempo. E se qualcuno pensasse che non interessa a nessuno si sbaglia. Anche la stampa nazionale si è accorta di questo grande mistero d’Italia.




Gennaio 7, 2008 alle 11:31 am
[...] il mistero dell’eccidio della Casermetta di Alcamo Marina del 27 gennaio 1976, un altro mistero torna a galla e chiede giustizia. Ci troviamo nella periferia di Alcamo [...]
Gennaio 10, 2008 alle 7:06 pm
Sono un’amica di Vincenzo Ferrantelli l’ho conosciuto nell’anno 1981 e gli sono stata vicina nella sua disgrazia fino al 1992: è un bravissimo ragazzo e ha sofferto come non meritava; gli è stata tolta la sua vita e quindi sarebbe ora che finalmente gli sia ridata e che si faccia così giustizia - anche se nessuno gli ridarà gli anni migliori della sua vita - Spero che presto si possa avere una buona notizia!
Gennaio 10, 2008 alle 10:26 pm
Sono la convivente di Gulotta Giuseppe,convivo con lui da ben 20 anni, mi rivolgo alla signora Chiara Pinna,dicentole che Vincenzo non e morto ma bensi vivo e per quello che io so in Brasile non se la passa tanto male .In tutta questa storia chi ha sofferto è soffre tutt’oggi da 17anni di carcere e Gulotta Giuseppe.E con lui suo figlio william,penso che gli anni passati in carcere ti segnano ,non può mai essere un uomo libero, cosa che Vincenzo e , si capisco che non può uscire dal Brasile ma in fondo e un libero cittadino Brasiliano.Anche noi speriamo ad una fine di questa storia infinita!!!!! cordiali saluti …..
Gennaio 10, 2008 alle 10:56 pm
io spero solo che la verità venga a galla. Volevo fare i complimenti a Roberto perchè stai molto pubblicizzando la vicenda e fai di tutto per smuovere le coscienze. Di certo il giornalista macaluso è un gran professionista.
ora spero veramente che il carabiniere napoletano sia interrogato al più presto.
Immagino che soprattutto per la signora Aronica sia una gioia immensa potere finalmente avere la prova di innocenza di Giuseppe Gulotta. Sono soddisfazioni che vi auguro di avere presto.
certo chi è fuggito all’estero vive meglio ma anche x loro lasciare la propria terra non è stato facile.
in bocca al lupo
Gennaio 13, 2008 alle 1:25 pm
Sul sito di Repubblica.it oggi è pubblicato un memoriale dell’intelligence inglese su fatti italiani del 1976: i servizi inglesi erano preoccupatissimi dell’esito che le elezioni politiche vedessero la vittoria del PCI, visto in forte crescita dopo la vittoria ll amministrative del 1975, addirittura progettavano un golpe per paura che in un paese Nato,dell’importanza stategica come era l’Italia di quel periodo , potessero andare al governo i comunisti. Potrebbe, quindi, essere rivista la triste vicenda di questo post e di altri fatti di quel periodo, catalogati come “strategia della tensione” alla luce di queste notizie. Da sottolineare che in provincia di Trapani operava Gladio - organizzazione clandestina promossa dai servizi d’informazione italiani e dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Italia -. Il fatto di cui si narra potrebbe, anche per le modalità e per l’apparente scarsità di un valido movente, rientrare in questo disegno perverso?
Gennaio 13, 2008 alle 8:48 pm
grazie zagor, ho letto gli articoli. veramente interessanti. Ciò mostra che il contesto nazionale, e anche regionale, di quando sono accaduti i fatti non era di certo dei migliori sul profilo della tranquillità. Su Gladio sono ancora scioccato dalla puntata di blu notte sulla mafia nel trapanese. Siamo sempre stati al centro del mondo in Sicilia ma pochi veramente lo sapevano.
Gennaio 16, 2008 alle 6:01 pm
[...] le polemiche, l’interesse e la voglia di capire cosa sia effettivamente successo la notte del 26 gennaio 1976 ad Alcamo Marina. Quella notte un commando entrò nella casermetta dei carabinieri e uccise nel sonno [...]
Gennaio 21, 2008 alle 2:01 pm
[...] sulle dichiarazioni di un ex carabiniere, ancora anonimo, pubblicate sul suo giornale, circa la strage della casermetta di Alcamo Marina del 1976. L’ex militare afferma che gli accusati furono torturati e costretti a parlare in numerosi [...]
Gennaio 22, 2008 alle 12:42 am
[...] il pazzo”. Così era conosciuto il principale protagonista dell’ Eccidio di Alcamo Marina. Giuseppe Vesco era un tipo particolare. Studi interrotti dopo la seconda liceo scientifico e una [...]
Gennaio 27, 2008 alle 11:37 am
[...] anni fa… Oggi ricorre l’anniversario della strage della casermetta di Alcamo Marina. 32 anni fa persero la vita i 2 carabinbieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Un commando [...]