Nulla da eccepire sul piano formale alla decisione del Procuratore generale della Corte di Cassazione di mettere sotto indagine disciplinare il giudice di Milano Clementina Forleo, pubblico ministero nell’indagine Unipol-Bnl.
Tutto formalmente corretto…e tutto come da copione.
Resta, però, l’amaro in bocca nel constatare ancora una volta che a farne le spese è sempre, e solo, chi tenta di fare il proprio dovere, senza aver “un occhio di riguardo” e timore riverenziale per alcuno. Allora, in questi rari casi, accade che un folto numero di personalità, organi ed istituzioni si muovano all’unisono per spulciare, tagliuzzare ogni frase detta e scritta, analizzare con la lente d’ingrandimento ogni comportamento alla ricerca della pagliuzza, del cavillo per muovere una critica nei confronti di chi, alla fine, “deve” risultare incapace ed inaffidabile. Il punto di arrivo, indipendentemente dalla reale volontà di chi, anche in buona fede, si attiva in quest’opera di demolizione personale, è altrettanto scontato: per logica conseguenza e per proprietà transitiva, tutto ciò che fa o ha fatto quel giudice coraggioso ( e perciò contestato ) è poco credibile e quindi va archiviato. Non tutti i mali vengono per nuocere. Al giudice Forleo, come al P.M. De Magistris, rimane ancora la possibilità di far sentire alta la voce nelle sedi istituzionali (a cominciare dal CSM) e difendere il proprio operato. L’obiettivo è riaffermare il diritto-dovere che ogni giudice ha di motivare i propri provvedimenti secondo coscienza e libera convinzione, e non in base alle convenienze o alle persone coinvolte.
L’Assessosre alle attività culturali del comune di Catania, Silvana Grasso, si scaglia contro il lassismo della giunta comunale per favorire le attività culturali della città di Catania. Da vedere…
Liquidare gli alleati scomodi Fini e Casini. Chiudere la partita sulla legge elettorale e lasciare le porte aperte a futuri governi di larghe intese. Sembra la nuova strategia di Berlusconi per ribaltare il sistema politico e sfrattare l’esecutivo di Prodi.
C’è da chiedersi però quando e come vedremo la svolta???
Il leader Pd Veltroni intanto conferma gli incontri della prossima settimana con Fini, poi con Casini, con la Lega e infine con Silvio Berlusconi. Interlocutori, assicura, che saranno considerati «tutti assolutamente alla stessa stregua, naturalmente con un’attenzione prevalente per la coalizione che sostiene il governo Prodi». Sulla svolta impressa al centrodestra dal Cavaliere il sindaco di Roma evidenzia che nella settimana appena trascorsa sono successe «due cose molto importanti: è passata la legge finanziaria, e non c’è più la Casa della Liberta». Sugli incontri del centro-destra c’è da stare attenti a Pier Ferdinando Casini che ha parlato di un incontro imminente con Fini. «Riconosco che tra noi ci sono chiare difficoltà di collocazione politica ma anche un comune sentire sul fatto che la politica deve essere una cosa seria e non una continua plastica facciale», aveva osservato il leader Udc.
Mastella intanto spera in un’allenaza con l’UDC e con i socialisti scontenti del PD.
LA SITUAZIONE STA CAMBIANDO. MA COME??? FORSE E’ PRESTO PER DIRLO MA SENTO PUZZA DI INCIUCI E ABBRACCI TRA GENTE CHE SI E’ ODIATA A MORTE (O HA FATTO FINTA) PER ANNI. SICURAMENTE E’ PUZZA DI MALA POLITICA, DI MALA POLITICI, E SOPRATTUTTO PUZZA DI DECADENZA ITALIANA.
All’indomani dell’ approvazione in Senato della legge finanziaria senza ricorso alla fiducia, per la prima volta in cinque anni, il leader di An, Gianfranco Fini lancia un chiaro messaggio a Silvio Berlusconi: per il centro-destra ora «è davvero doveroso riflettere e cambiare strategia». Secondo il leader di An il centrodestra deve contribuire «alla sollecita rimozione del macigno che sbarra la strada alle nuove elezioni; l’attuale legge elettorale, una legge che obbliga tutti ad alleanze eterogenee in cui è enorme il potere di interdizione e ricatto di formazioni ultraminoritarie, con ridottissimo consenso popolare». E’ gelida la replica di Silvio Berlusconi: «Se ci sono nuove idee, che finora non ci sono state – spiega Berlusconi - ben vengano. Ma finora l’unico che si è dato da fare per interpretare il sentimento degli italiani, per fare implodere questa maggioranza, sono stato io».
Romano Prodi intanto è contento. Non è caduto a causa della finanziaria e tutti sono felici e spensierati. Ormai si pensa al Natale.
DAI DISCORSI SOPRA EMERGE CHIARAMENTE CHE SI STA LAVORANDO PER IL BENE DELL’ITALIA!!! ORMAI E’ CHIARO.
RIFLESSIONE LONTANA DALL’ARGOMENTO: ” SE SIAMO NEL G8 OGGI NON E’ DETTO CHE LO SAREMO ANCORA PER MOLTO TEMPO. QUALE POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE SI STA PREVEDENDO PER IL NOSTRO PAESE? QUALI PRIORITARIE RIFORME SI STANNO PREPARANDO PER RIDURRE I TEMPI DELLE GIUSTIZIA E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE? QUALI INCENTIVI PER CHI VUOLE FARE RICERCA IN ITALIA? QUALI MISURE CONTRO I PREZZI ASSURDI DEGLI AFFITTI PER STUDENTI? MA LA LEGGE ELETTORALE NON SI DOVEVA CAMBIARE IN POCHI MESI??? POTREI CONTINUARE ALL’INFINITO MA QUESTI PROBLEMI SEMBRA CHE NON IMPORTINO A NESSUNO… MA LA SINISTRA E’ FELICE PERCHÉ ANCORA RESTA ATTACCATA ALLE POLTRONE…
QUANDO POTREMMO DIRE CHE E’ NATA VERAMENTE LA REPUBBLICA ITALIANA E NON QUELLA CHE IN MEZZO SECOLO CI HANNO FATTO CREDERE RESPUBLICA???
Nel Belpaese, il regime fiscale peggiore al mondo. E nella speciale classifica sulla competitività l’Italia si piazza al 41esimo posto al mondo, superata da Ungheria, Polonia e Lituania. Al primo posto nella classifica si piazza Singapore seguita dalla Danimarca, dalla Finlandia, dagli Stati Uniti e dal Canada. Arranca, dunque, il sistema Italia. A rilevarlo è una ricerca dell’Economist, presentata, a Roma. La ricerca dell’Economist valuta, a livello globale e regionale, la competitività di un Paese e il suo business environment all’interno del contesto internazionale in cui opera, assegnando, attraverso un indice sintetico generale, un valore compreso tra 1 (pessimo business environment) e 10 (ottimo business environment). Due gli archi temporali considerati dallo studio: uno «storico» (2003-2007) e uno «previsionale» per i cinque anni successivi (2008-2013). E così, a livello mondiale, l’Italia passa dal 6,58 negli anni 2003-2007 al 7,01 per il quinquennio previsionale, registrando un modestissimo miglioramento, dal quarantunesimo al quarantesimo posto. Risultati non lusinghieri anche a livello regionale, dove il Belpaese mantiene la sedicesima posizione, rimanendo nella parte inferiore della classifica, al terzultimo posto. Dallo studio emerge che l’Italia è il paese con le peggiori condizioni fiscali tra gli 82 paesi considerati. Nonostante, infatti, il punteggio del Belpaese in materia di regime fiscale sia rimasto invariato, l’Italia non solo rimane ultima a livello regionale, ma precipita in fondo alla classifica mondiale. Per l’Economist, la pessima performance è attribuibile allo scoglio dei contributi per la sicurezza sociale, all’incertezza che grava sull’ambito pensionistico, oltre che all’elevato rapporto che intercorre tra livello di tassazione e il Pil.
La procura generale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal pm Luigi De Magistris contro il provvedimento del 19 ottobre scorso con il quale il pg di Catanzaro ha avocato a sé l’inchiesta Why not. La procura generale della Cassazione ha ritenuto che legittimato al reclamo contro il provvedimento di avocazione sia soltanto il capo dell’ufficio, cioè il procuratore della Repubblica, non anche gli altri magistrati ad esso appartenenenti”.
“Me l’aspettavo”, commenta De Magistris. “Era l’unico appunto che potevano spendere, anche se io non lo condivido affatto e c’è letteratura sufficiente per dimostrarlo, ma così è andata. Io però non demordo; vado avanti anche se la scelta della Cassazione mi amareggia e delude”.
L’avocazione era stata disposta dal procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, sostenendo che, dopo la richiesta avanzata dal ministro della Giustizia di trasferire De Magistris, il pm era incompatibile con l’inchiesta in cui proprio Clemente Mastella risultata tra gli iscritti nel registro degli indagati.
L’Italia dei Valori si indigna. Nelle parole del deputato Antonio Borghesi si notano delle sfumature d’insinuazione : “Il trasferimento d’urgenza del capitano Pasquale Zacheo, braccio destro di De Magistris, è un atto che desta diverse perplessità”. In effetti è cosi. L’Italia è sgomenta di fronte a questo provvedimento. La via che si è scelta non è quella della giustizia, ma quella dell’insabbiamento. “Non possiamo non ricordare che troppo spesso, già in passato, i trasferimenti sono stati un’arma per non fare andare avanti le inchieste”, aggiunge Borghesi.
INDOVINATE CHI NE PARLA TRA I MASS MEDIA??? NESSUNO, OVVIAMENTE.
Inoltre Gioacchino Genchi, l’esperto nominato da Luigi De Magistris è stato rimosso qualche giorno fà dal suo incarico dalla Procura di Catanzaro. Nella relazione di Genchi, riportata dal Secolo XIX, compaiono i nomi dei protagonisti dell’indagine. Oltre ai risaputi Romano Prodi, Clemente Mastella, Lorenzo Cesa, ci sono Francesco Rutelli, Giuseppe Pisanu, Gianni Alemanno, l’immancabile giornalista Renato Farina e il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini.
MA CHI NE PARLA DI TUTTO QUESTO? NESSUNO, OVVIAMENTE.
Rotocalco di Enzo Biagi degli anni 80. La trasmissione era: “dicono di lei”. Intervista a Silvio Berlusconi, allora solo imprenditore. Si vedono già i primi dissapori.
Ecco l’ultima puntata del fatto di Enzo Biagi. Lettera a Berlusconi dopo l’editto bulgaro.
Il ritorno di Biagi l’anno scorso a Rotocalco Televisivo dopo 5 anni di assenza.
Consulenze, voli, contratti, benzina e case. E persino torroncini e panettoni. Pagati dal giornale Udeur e usati da Mastella & C. Grazie anche ai fondi pubblici.
Una grande nebulosa nella quale spariscono i milioni del finanziamento pubblico e i confini tra gli interessi della famiglia Mastella e quelli del partito. All’ombra del ‘Campanile’ Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti. In questa nebulosa sono finiti:
- 40 mila euro pagati a Clemente Mastella per la sua ‘collaborazione giornalistica’ nel 2004;
- i 14 mila euro usati per acquistare i celebri torroncini di Benevento che spesso finivano in regalo a politici e giornalisti, magari con il messaggino di auguri di Sandra e Clemente
- i biglietti aerei per i familiari del segretario
- i 12 mila euro incassati dallo studio del figlio, Pellegrino Mastella
- i 36 mila euro risucchiati in tre anni dalla sua società di assicurazioni.
Il giornale del partito costa ogni anno 2 milioni e mezzo di euro anche se, nonostante gli sforzi dell’ottimo direttore Paolo Festuccia, non supera le 5 mila copie. Di queste solo 1.500 passano dall’edicola per finire quasi sempre al macero. L’edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal Parlamento, spiega: “Da molti anni ricevo cinque copie ogni mattina. Non ne ho mai venduta una”. Questa gigantesca ‘ammuina’ serve a giustificare il finanziamento pubblico: un milione e 331 mila euro dati al giornale di Mastella. La presidenza del Consiglio rimborsa le spese ‘inerenti alla testata’ purché non superino un tetto pari a a circa la metà dei costi. Un sistema che premia chi spende di più e permette di sistemare molti amici e parenti. Così ‘Il Campanile’, con una redazione di sei giornalisti, ha visto aumentare il suo costo del lavoro in due anni da 345 mila a 834 mila euro.
UNA PREMESSA: Queste spese sono state approvate quando ad amministrare ‘Il Campanile’ c’era Tancredi Cimmino. Dopo una lite furibonda con Mastella, che non lo ha voluto candidare alle politiche, all’ex senatore è subentrato l’avvocato Davide Perrotta. Cimmino era anche segretario amministrativo dell’Udeur. Ad aprile del 2006 gli è subentrato il braccio destro di Mastella, Mauro Fabris, e a giugno il commercialista Pier Paolo Sganga. Sia Perrotta che Sganga ci tengono a precisare: “Tutti gli atti compiuti fino all’aprile 2006 ricadono sotto la responsabilità della precedente gestione. Oggi le carte sono a posto”. Al di là delle responsabilità formali resta un dato politico: i beneficiari di molti pagamenti discutibili sono membri della famiglia Mastella.
Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ammette dalle colonne dell’Unità di avere sbagliato nella vicenda della Commissione d’inchiesta sul G8 di Genova. Votando con la Casa della Libertà Di Pietro e Mastella hanno infatti provocato la bocciatura della commissione sui fatti di Genova del 2001. In una lettera inviata a Marco Travaglio, però, Di Pietro ringrazia oggi il giornalista di avergli «aperto gli occhi»: «Io e il mio partito ci siamo di fatto allineati sulle stesse posizioni del partito di Berlusconi e di quello di Mastella». Il leader dell’Idv riconosce di aver «sbagliato nel comunicare male e tardi quelle che ritiene essere - forse sbagliando ma certamente in buona fede - buone ragioni di merito». «Ho sbagliato - prosegue Di Pietro - soprattutto nel non essere riuscito a trovare una soluzione politica nell’ambito della coalizione su materie che con il dialogo e la reciproca comprensione potevano trovare una giusta soluzione».
CARO TONINO, QUESTA E’ LA SECONDA VOLTA NEL GIRO DI 10 GIORNI. LA PRIMA VOLTA E’ STATA QUANDO HAI VOTATO IN CDM IL DECRETO LEVI SULL’EDITORIA CHE PUNIVA BLOG E BLOGGER PERCHE’ NON LO AVEVI LETTO TUTTO TRA LE RIGHE… ORA UN’ALTRA CAVOLATA… INSOMMA…
Don Oreste Benzi, presidente e fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, è morto la scorsa notte, a Rimini all’età di 82 anni. Nella sua Comunità, il prete «con la tonaca lisa» - il titolo di una sua biografia che è l’immagine stessa della sua vita spesa per gli altri, di uno che non aveva nemmeno il tempo per curarsi di sé - per il suo impegno instancabile a favore degli ultimi, aveva accolto e salvato tante persone in difficoltà: tossicodipendenti, ex prostitute, malati di Aids, portatori di handicap, orfani. Per tutti c’era un posto in casa. In una casa famiglia. Don Benzi era contro gli istituti, gli orfanotrofri, le mega-strutture di accoglienza spersonalizzanti. Sognava di chiuderle., una volta per tutte. Così, negli anni aveva aperto tante case - 200 case famiglia e circa 30 comunità - dove da una figura paterna e una materna (spesso erano ex tossicodipendenti ed ex prostitute votate agli altri) si cercava di ricreare il clima di famiglie vere per chi una famiglia non l’aveva mai avuta. Negli anni don Benzi ne ha salvate migliaia di persone dalla strada. Se ne è andato all’improvviso. Con una fama di santità che lo inseguiva già da vivo per il suo impegno sociale.